Parte I – Storia e sviluppo del Nippon Kendo Kata
1. Contesto storico e origini
Il Nippon Kendo Kata (日本剣道形) nasce dal tentativo di preservare e organizzare i principi fondamentali della spada giapponese in un periodo di profonde trasformazioni sociali.
Dopo la Restaurazione Meiji (1868), con la scomparsa della classe samurai e l’emanazione dell’Editto Haitōrei (廃刀令), che vietava il porto della spada in pubblico, molte scuole tradizionali di kenjutsu (剣術) attraversarono una fase di grave crisi.
Le antiche scuole (ryūha, 流派) rischiavano di perdere il proprio ruolo nella società moderna. Tuttavia, il valore educativo e formativo della pratica della spada venne progressivamente rivalutato attraverso nuovi ambiti:
- le forze di polizia;
- l’educazione scolastica;
- l’addestramento militare.
Questo processo portò alla fondazione, nel 1895, della:
Dai Nippon Butokukai (大日本武徳会)
con l’obiettivo di preservare il patrimonio delle arti marziali giapponesi e, allo stesso tempo, creare un sistema più adatto alla diffusione moderna.
La necessità di un metodo comune
Alla fine del XIX secolo le diverse scuole tradizionali presentavano notevoli differenze riguardo:
- kamae (構え) – posizioni e guardie;
- ashisabaki (足捌き) – lavoro dei piedi;
- principi di attacco;
- gestione della distanza (maai, 間合い);
- principi strategici del combattimento (riai, 理合);
- terminologia tecnica.
Scuole importanti come:
- Ono-ha Itto-ryū (小野派一刀流);
- Shinto Munen-ryū (神道無念流);
- Kyōshin Meichi-ryū (鏡心明智流);
possedevano tradizioni e interpretazioni differenti.
Parallelamente, con la crescente diffusione del gekkiken (撃剣), cioè la pratica del combattimento con shinai (竹刀) e bōgu (防具), emerse un nuovo problema.
La ricerca della vittoria nel combattimento libero rischiava di far perdere alcuni principi essenziali della vera spada giapponese:
- corretto utilizzo del filo della lama (hasuji, 刃筋);
- postura corretta;
- controllo della distanza;
- continuità mentale e presenza (zanshin, 残心).
Finalità della codificazione del Kata
Per rispondere a queste esigenze, la Dai Nippon Butokukai promosse la creazione di un sistema di kata unificato a livello nazionale.
Lo scopo era:
- mantenere la logica della spada giapponese;
- preservare i principi delle scuole tradizionali;
- fornire un riferimento comune per l’insegnamento moderno;
- collegare la pratica dello shinai ai principi autentici del kenjutsu.
Il kata diventò quindi il ponte tra:
la tradizione della spada antica
e
il Kendo moderno come disciplina educativa.
2. Il processo di codificazione del Nippon Kendo Kata
La definizione del Kendo Kata fu affidata a un comitato istituito nel 1911, composto dai principali maestri dell’epoca.
Sotto la guida del comitato, il processo di elaborazione si sviluppò attraverso tre fasi principali.
Prima fase: la bozza (草案 – Sōan)
Luglio 1912
La prima bozza fu elaborata dal comitato principale composto da cinque grandi maestri:
- Shingorō Negishi (根岸信五郎)
- Shinpei Tsuji (辻真平)
- Takaharu Naitō (内藤高治)
- Sasaburō Takano (高野佐三郎)
- Tadashi Monna (門奈正)
Questa fase aveva l’obiettivo di creare una struttura comune capace di rappresentare i principi essenziali della spada giapponese.
Seconda fase: il progetto (原案 – Gen’an)
Autunno 1912
La proposta venne discussa con i rappresentanti regionali e sottoposta a revisione.
Furono introdotte circa 17 modifiche, principalmente riguardanti:
- definizione delle guardie (kamae);
- spostamento dei piedi (ashisabaki);
- uniformità dei movimenti.
Terza fase: il testo definitivo (成文 – Seibun)
Da ottobre 1912
Dopo ulteriori revisioni, seguirono numerose esercitazioni pratiche.
Furono introdotte altre modifiche relative a:
- movimento dei piedi;
- gestione dello zanshin dopo l’arretramento;
- tecniche con il kodachi (小太刀);
- precisione dei movimenti.
Alla fine del processo venne definita la forma ufficiale:
Dai Nippon Teikoku Kendo Kata (大日本帝国剣道形)
composta da:
- 7 forme con tachi (太刀);
- 3 forme con kodachi (小太刀).
3. Evoluzione storica del Nippon Kendo Kata
La storia del Kata può essere riassunta attraverso alcune date fondamentali:
1895
↓
Fondazione della Dai Nippon Butokukai
(Rinascita e unificazione del kenjutsu)
1912
↓
Creazione del Dai Nippon Teikoku Kendo Kata
(7 forme tachi e 3 forme kodachi)
1952
↓
Fondazione della All Japan Kendo Federation (全日本剣道連盟)
e adozione del nome:
Nippon Kendo Kata (日本剣道形)
1975
↓
Definizione del concetto ufficiale di Kendo:
「剣道は剣の理法の修錬による人間形成の道である」
“Il Kendo è una Via di formazione dell’essere umano attraverso la pratica della legge della spada.”
1981
↓
Pubblicazione del:
Nippon Kendo Kata Kaisetsusho (日本剣道形解説書)
Manuale ufficiale esplicativo della All Japan Kendo Federation.
2022
↓
Pubblicazione delle:
Linee guida per una comprensione comune del Nippon Kendo Kata
da parte della All Japan Kendo Federation.
Il ruolo del Nippon Kendo Kata nel dopoguerra
Dopo le restrizioni imposte alle arti marziali nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, il Kendo venne ricostruito come disciplina orientata alla formazione dell’essere umano.
Nel 1952 la nuova federazione modificò il nome:
da:
Dai Nippon Teikoku Kendo Kata
a:
Nippon Kendo Kata
mantenendo il suo ruolo fondamentale:
non una semplice sequenza tecnica, ma un metodo per trasmettere i principi della vera spada.
Il manuale del 1981
Il Nippon Kendo Kata Kaisetsusho fu pubblicato per chiarire alcune differenze interpretative emerse negli anni.
Gli aspetti approfonditi riguardarono:
- movimenti;
- lavoro dei piedi;
- distanza (maai);
- ruolo di Uchitachi e Shidachi;
- significato dello zanshin.
Il manuale rappresenta ancora oggi un riferimento fondamentale per lo studio del Kata.
Parte II – La comprensione del Nippon Kendo Kata e la teoria del “Sen”
4. Comprensione comune del Nippon Kendo Kata secondo la AJKF (2022)
Nel 2022 la All Japan Kendo Federation (全日本剣道連盟) ha pubblicato delle linee guida per una comprensione comune del Nippon Kendo Kata.
L’obiettivo non era modificare il contenuto ufficiale del Kata, ma chiarire alcuni punti interpretativi che, nel corso degli anni, avevano generato differenze nell’insegnamento.
I sette punti principali riguardano aspetti tecnici relativi a:
- kamae;
- altezza e direzione della spada;
- distanza (maai);
- lavoro dei piedi (ashisabaki);
- principi di esecuzione dei colpi.
1. Estensione del Chūdan no Kamae
Nel Chūdan no Kamae (中段の構え) la linea ideale della spada è rappresentata dalla retta immaginaria che collega:
- la base dell’elsa dal lato del dorso della lama (mune no tsubamoto, 棟の鍔元);
- la punta della spada (kissaki, 切先).
Questa indicazione chiarisce il corretto allineamento della spada nella guardia fondamentale del Kendo.
2. Tachi Ipponme – Primo Kata
Altezza del kissaki di Uchitachi dopo lo svuotamento del colpo
Nel primo Kata, quando Uchitachi esegue lo shōmen-uchi e il colpo viene evitato da Shidachi, la punta della spada (kissaki) deve stabilizzarsi circa all’altezza di:
Gedan (下段)
Questa posizione rappresenta il momento in cui Uchitachi, pur avendo mancato il bersaglio, mantiene controllo e presenza.
3. Tachi Yonhonme – Quarto Kata
Punto di impatto e Kirimusubi
Nel quarto Kata il contatto tra le due lame avviene:
- circa al centro della lama (chūō-bu, 中央部);
- con le punte (kissaki) all’altezza del viso/frontale (shōmen, 正面).
Questo rappresenta un corretto rapporto tra distanza, controllo della lama e stabilità della postura.
4. Tachi Gohonme – Quinto Kata
Chūdan no Kamae di Shidachi
La guardia di Shidachi viene portata avanti con un unico movimento.
Durante l’azione:
- il filo della lama (hasuji, 刃筋) deve essere leggermente inclinato verso il basso;
- il movimento deve mantenere continuità e controllo.
5. Tachi Ropponme – Sesto Kata
Movimento dei piedi nel Suriage-Kote
Nel Suriage-Kote, il principio generale prevede:
- avanzamento del piede destro;
- richiamo del piede sinistro.
Tuttavia, considerando la distanza (maai), anche un avanzamento senza il completo richiamo del piede sinistro può essere considerato corretto se mantiene il principio del movimento.
L’elemento fondamentale non è il movimento meccanico dei piedi, ma il mantenimento della corretta relazione tra:
- distanza;
- tempo;
- opportunità.
6. Tachi Nanahonme – Settimo Kata
Esecuzione del Migi-Dō incrociandosi
L’esecuzione del migi-dō (右胴) può essere insegnata secondo due livelli di apprendimento.
Metodo 1
Quando il piede destro si apre verso destra-avanti:
- la spada viene sollevata sopra la spalla sinistra;
- contemporaneamente all’avanzamento del piede sinistro viene eseguito il colpo al dō.
Metodo 2
Quando il piede destro si apre senza spostare il tronco:
- la spada non viene inizialmente sollevata;
- il movimento della spada avviene insieme all’avanzamento del piede sinistro;
- il colpo viene eseguito in un unico tempo (ichibyōshi, 一拍子).
7. Direzione del filo della lama nelle posizioni Hanmi con Kodachi
Nel lavoro con il kodachi (小太刀) vengono chiarite due posizioni fondamentali.
Chūdan Hanmi no Kamae
Il filo della lama è rivolto leggermente verso il basso.
Gedan Hanmi no Kamae
Il filo della lama è rivolto direttamente verso il basso:
masshitagaw (真下側)
Questi dettagli sottolineano come anche una piccola variazione dell’orientamento della lama abbia un significato tecnico preciso.
Parte III – Analisi teorica del “Sen”
8. Il concetto di Sen nel Kendo
Nel Kendo il termine Sen (先) indica il principio dell’iniziativa, cioè la capacità di ottenere la vittoria attraverso il controllo del momento dell’azione.
Secondo gli studi del professor Shūzō Mitsuhashi (三橋秀三) della Chūkyō University, pubblicati sul Research Journal of Budo nel 1974 e 1975, il Sen può essere analizzato attraverso una prospettiva scientifica e neurofisiologica.
Le opportunità di vittoria nei combattimenti ad alta velocità possono essere ricondotte principalmente a due elementi:
- Yomi (読み) – anticipazione, lettura dell’intenzione;
- riflesso condizionato – risposta automatica sviluppata attraverso l’allenamento.
9. Sensen no Sen e Go no Sen
Sensen no Sen (先々の先)
Vittoria attraverso l’anticipazione
È la capacità di percepire l’intenzione dell’avversario prima che l’azione fisica abbia realmente inizio.
Nel Kendo significa:
- leggere il cambiamento mentale dell’avversario;
- percepire l’apertura;
- agire prima che l’attacco si manifesti.
Un esempio classico è:
Primo Kata (Tachi Ipponme)
Uchitachi e Shidachi avanzano entrambi con intenzione offensiva.
Shidachi percepisce il momento in cui Uchitachi decide di colpire e, prima che il colpo sia completato, evita l’attacco e realizza:
Nuki-men
La vittoria nasce quindi dalla lettura dell’intenzione.
Go no Sen (後の先)
Vittoria attraverso la risposta
Go no Sen indica una vittoria ottenuta reagendo all’azione dell’avversario.
Non si tratta di una semplice reazione visiva, ma di una risposta corporea sviluppata attraverso un allenamento profondo.
Un esempio:
Sesto Kata (Tachi Ropponme)
Uchitachi cambia da:
Jōdan no Kamae
a:
Chūdan no Kamae
Shidachi avanza per esercitare pressione, ma Uchitachi attacca improvvisamente il kote.
Non essendo stato possibile prevedere volontariamente l’azione, Shidachi reagisce attraverso un movimento automatico:
Suriage-kote
La vittoria nasce quindi dal riflesso allenato.
10. Due livelli di analisi del combattimento
Mitsuhashi distingue due piani differenti.
Piano fenomenologico: la forma visibile
È ciò che osserviamo dall’esterno:
- Shikake-waza (仕掛け技)
tecniche d’attacco; - Ai-uchi (相打ち)
colpo simultaneo; - Ōji-waza (応じ技)
controtecniche.
Questo è il livello utilizzato principalmente nell’insegnamento iniziale.
Piano dei contenuti: la struttura interna
Analizza invece il processo mentale e neurologico.
Indipendentemente dalla tecnica utilizzata, il risultato dipende sempre da:
- anticipazione (Yomi);
- riflesso condizionato;
- combinazione dei due.
Questo è il livello che caratterizza il combattimento dei praticanti esperti.
11. Applicazione pratica
Tecniche di risposta (Ōji-waza)
Via dell’anticipazione – Sensen no Sen
Nel primo Kata:
- Shidachi comprende l’intenzione di Uchitachi;
- evita il colpo;
- realizza Nuki-men.
Appartiene allo stesso principio anche l’azione di creare intenzionalmente un’apertura (tsuru, 釣る) per indurre l’avversario ad attaccare.
Via del riflesso – Go no Sen
Nel sesto Kata:
- l’attacco nasce improvvisamente;
- non c’è tempo per una valutazione cosciente;
- il corpo risponde grazie all’allenamento.
Conclusione della Parte II
La teoria del Sen mostra che il Kendo non può essere compreso solamente osservando la tecnica esteriore.
La vera differenza tra un principiante e un maestro non risiede soltanto nella velocità fisica, ma nella capacità di:
- leggere la situazione;
- percepire l’intenzione;
- controllare il tempo dell’azione.
Il Nippon Kendo Kata rappresenta quindi una forma di studio dove tecnica, strategia e sviluppo della mente vengono unite attraverso il principio della spada.
Parte III – Timing, percezione e fondamenti storici della teoria del Sen
12. Le basi storiche e scientifiche del timing nel Kendo
La comprensione del Sen (先) non riguarda soltanto un concetto teorico o strategico, ma è strettamente collegata al modo in cui il praticante percepisce il movimento dell’avversario e decide il momento dell’azione.
Nel Kendo ad alto livello, la velocità fisica da sola non è sufficiente.
La differenza tra un principiante e un maestro risiede soprattutto nella capacità di:
- percepire l’intenzione prima del movimento;
- riconoscere i segnali preparatori dell’azione;
- scegliere il momento corretto per intervenire.
Questa capacità viene indicata con il termine:
Yomi (読み)
→ lettura, comprensione anticipata dell’intenzione dell’avversario.
13. L’insegnamento di Sasaburō Takano e i tre livelli del Sen
Uno degli insegnamenti tradizionali più importanti sul Primo Kata del Nippon Kendo Kata deriva dal maestro:
Sasaburō Takano (高野佐三郎)
uno dei principali responsabili della codificazione del Kendo Kata del 1912.
Secondo Takano, nel Primo Kata sono presenti tre livelli sovrapposti di Sen:
① Primo livello: entrambi avanzano con intenzione aggressiva
Sia Uchitachi sia Shidachi avanzano mantenendo uno spirito offensivo.
Entrambi possiedono:
Sen
cioè l’iniziativa e la volontà di controllare l’avversario.
② Secondo livello: Uchitachi decide di colpire
Uchitachi passa dall’intenzione all’azione.
Nasce una nuova fase:
l’avversario manifesta concretamente il proprio intento offensivo.
③ Terzo livello: Shidachi percepisce l’intenzione
Shidachi non aspetta il movimento fisico.
Attraverso la percezione dell’intenzione, comprende il momento dell’attacco e realizza la risposta.
Questa sovrapposizione di livelli viene definita:
Sensen no Sen (先々の先)
cioè:
“Il Sen prima del Sen”.
La vittoria nasce dal controllo dell’origine stessa dell’azione.
14. Miyamoto Musashi e il concetto di Sen
Il principio del Sen trova un importante riferimento anche negli insegnamenti di:
Miyamoto Musashi (宮本武蔵)
contenuti nel:
Gorin no Sho (五輪書)
“Il Libro dei Cinque Anelli”.
Musashi descrive tre modalità fondamentali:
- Ken no Sen (懸の先)
iniziativa attraverso l’attacco; - Tai no Sen (待の先)
attesa dell’attacco dell’avversario e risposta; - Taitai no Sen (対待の先)
controllo reciproco della situazione.
Questi concetti appartengono principalmente al livello della forma visibile del combattimento.
Tuttavia Musashi sottolinea un principio più profondo:
comprendere la mente dell’avversario.
Questo richiama direttamente il concetto di:
Yomi
cioè la capacità di percepire l’intenzione prima della manifestazione fisica.
15. Le ricerche scientifiche sul timing
Gli studi moderni sulla percezione del movimento hanno cercato di spiegare perché i maestri esperti riescano a reagire ad azioni estremamente rapide.
Una delle ricerche più significative è quella del:
Dr. Hisatsune Yamada
sulla relazione tra percezione visiva e risposta motoria.
Il limite del semplice inseguimento visivo
Nei principianti spesso si osserva il fenomeno chiamato:
Tsuizui-shi (追随視)
→ inseguimento visivo.
Il praticante cerca di seguire con gli occhi il movimento dello shinai dell’avversario e reagisce dopo averlo visto.
Gli studi hanno dimostrato che questa modalità raggiunge rapidamente un limite:
il tempo necessario per vedere, elaborare e reagire non è sufficiente contro un attacco veloce.
La capacità predittiva dei maestri
I praticanti esperti non attendono semplicemente di vedere il colpo.
Essi utilizzano informazioni precedenti:
- postura (kamae);
- distanza (maai);
- pressione mentale;
- variazioni minime del corpo;
- cambiamenti nella respirazione;
- intenzione dell’avversario.
Questa capacità permette una risposta più rapida perché il cervello anticipa l’azione.
Quindi:
il maestro non è semplicemente più veloce nel reagire;
è più efficace nel prevedere.
16. Metodo di allenamento in relazione all’età e al grado
La formazione del praticante deve cambiare in relazione allo sviluppo fisico e all’esperienza.
Giovani e principianti
Obiettivo principale:
sviluppo del riflesso condizionato
Durante le fasi iniziali dell’apprendimento, quando il sistema nervoso è particolarmente adattabile, è importante:
- praticare frequentemente;
- allenarsi con molti compagni diversi;
- affrontare situazioni variabili.
Questo permette di sviluppare:
- reazioni rapide;
- capacità di adattamento;
- automatismi corretti.
Praticanti avanzati e maestri anziani
Obiettivo principale:
sviluppo dello Yomi
Con l’esperienza il praticante passa da una valutazione semplice:
“dove si trova la spada?”
a una valutazione globale:
“cosa sta per accadere?”
Il maestro percepisce:
- posizione della spada;
- distanza;
- equilibrio;
- intenzione mentale;
- piccoli segnali corporei.
Perché un maestro anziano può mantenere grande efficacia
Con l’età diminuiscono naturalmente:
- forza muscolare;
- velocità esplosiva;
- capacità fisiche.
Tuttavia il maestro può compensare attraverso:
- esperienza;
- precisione;
- anticipazione.
La vittoria non dipende più dalla velocità del corpo, ma dalla capacità della mente di arrivare prima.
17. Nota storico-documentale: il rapporto tra Takano, Mitsuhashi e i manuali AJKF
L’omissione dei termini Sensen no Sen e Go no Sen nel manuale moderno
Nel testo originale del Dai Nippon Teikoku Kendo Kata (1912) ogni forma del Tachi riportava esplicitamente il principio di vittoria adottato da Shidachi.
Le indicazioni comprendevano:
- Primo, Secondo, Terzo e Quinto Kata:
Sensen no Sen - Quarto, Sesto e Settimo Kata:
Go no Sen
Tuttavia, nel manuale ufficiale successivo:
Nippon Kendo Kata Kaisetsusho (1981)
pubblicato dalla All Japan Kendo Federation, queste indicazioni dirette furono eliminate.
Motivazione della modifica
La ragione principale fu la difficoltà nel raggiungere un consenso completo sull’interpretazione dei termini:
- Sensen no Sen;
- Go no Sen.
Durante i lavori di revisione del manuale negli anni Ottanta, la federazione preferì quindi non inserire una definizione unica e vincolante.
Questo non significa che il concetto fosse stato abbandonato.
Significa piuttosto che venne lasciato all’interno dell’insegnamento tradizionale e dell’interpretazione dei maestri.
18. La conferma attraverso l’insegnamento di Sasaburō Takano
Le interpretazioni del professor:
Shūzō Mitsuhashi
non devono essere considerate una semplice teoria personale.
La correlazione tra i Kata e i principi di Sen:
1°, 2°, 3°, 5° Kata → Sensen no Sen
4°, 6°, 7° Kata → Go no Sen
deriva dagli insegnamenti trasmessi dal maestro Sasaburō Takano.
Mitsuhashi ha quindi sviluppato una lettura scientifica e neurofisiologica di principi già presenti nella tradizione del Kendo.
19. Conclusione: il valore dello studio del Sen
La teoria del Sen mostra come il Kendo non sia soltanto una disciplina basata sulla velocità o sulla forza.
Il combattimento della spada richiede:
- tecnica corretta;
- controllo della distanza;
- capacità di percezione;
- comprensione dell’intenzione.
Il Nippon Kendo Kata rappresenta il luogo dove questi principi vengono conservati e trasmessi.
Attraverso il Kata il praticante studia:
- la forma esterna della spada;
- la strategia del combattimento;
- la relazione tra mente e corpo.
Il vero obiettivo non è semplicemente colpire prima dell’avversario.
È comprendere il momento in cui la vittoria nasce.
Prima ancora del movimento della spada, nasce il movimento della mente.
Masafumi Katsukawa
